Quali tasse paga chi compra un’azienda in Italia

In breve: chi compra un'azienda in Italia paga l'imposta di registro, in misura fissa se non ci sono immobili e proporzionale sugli immobili se ci sono. La cessione d'azienda è esclusa dall'IVA. Comprare le quote della società è un'altra operazione, con regole diverse: la scelta va fatta prima della firma, con il commercialista.

La fiscalità dell’acquisto dipende da cosa compri: l’azienda con i suoi beni, o le quote della società. Le due strade hanno costi di ingresso diversi e conseguenze diverse su ciò che erediti. Qui trovi le voci principali, con l’indicazione esatta di cosa è verificato e cosa va controllato con un professionista.

Indice

  1. Cosa si paga quando compri l’azienda
  2. L’IVA: perché non si paga
  3. Quando ci sono immobili
  4. Comprare le quote: un’altra fiscalità
  5. I costi fiscali negli anni successivi
  6. Errori frequenti
  7. Domande frequenti

Cosa si paga quando compri l’azienda

Imposta di registro. La cessione d’azienda senza beni immobili sconta l’imposta di registro in misura fissa, non proporzionale al prezzo. [DA VERIFICARE: importo esatto della misura fissa alla data di pubblicazione.] Se nell’atto sono compresi immobili, sull’immobile si applica l’imposta proporzionale, di norma il 9%. VERIFICATO: aliquota ordinaria del 9% per gli immobili non prima casa (DPR 131/1986).

Forma dell’atto. Per l’azienda senza immobili non è obbligatorio l’atto notarile, ma serve la forma scritta per la prova del trasferimento. VERIFICATO: art. 2556 c.c. In pratica, quasi tutte le operazioni passano comunque dal notaio, per la sicurezza del contratto e per le banche.

Spese di consulenza. Commercialista e legale si pagano a parte e sono deducibili come costi dell’impresa che acquista, secondo le regole ordinarie.

Prendiamo un bar comprato per 100.000 euro senza immobili. L’imposta di registro è fissa: non paghi il 9% sul prezzo. VERIFICATO il principio; [DA VERIFICARE l’importo esatto della misura fissa]. Se lo stesso bar fosse comprato insieme a un immobile di 200.000, sull’immobile si pagherebbe il 9%: 18.000 euro. La differenza tra le due strutture è la prima cosa da capire in trattativa.

L’IVA: perché non si paga

La cessione d’azienda è esclusa dall’IVA. VERIFICATO: art. 2, comma 3, lettera b), DPR 633/1972.

Cosa significa in pratica: sul prezzo dell’azienda non si applica l’IVA, né il venditore la addebita né l’acquirente la detrae. È una differenza enorme rispetto all’acquisto di singoli beni. Le attrezzature comprate fuori dall’operazione, invece, scontano l’IVA ordinaria.

L’esclusione vale per l’azienda nel suo complesso, comprensiva dei beni che la compongono. Per i singoli beni esclusi dall’operazione (ad esempio un’autovettura che il venditore tiene per sé), si applicano le regole ordinarie.

Quando ci sono immobili

Se l’azienda comprende immobili, la fiscalità cambia su due fronti:

  • Imposta di registro proporzionale sull’immobile: di norma il 9% del valore dichiarato, con i minimi di legge. VERIFICATO: DPR 131/1986, aliquota ordinaria per gli immobili non prima casa.
  • Agevolazioni possibili. [DA VERIFICARE: eventuali agevolazioni sull’acquisto di immobili strumentali alla data di pubblicazione.]

Prendiamo un hotel comprato insieme all’immobile: si paga il 9% sull’immobile, mentre sull’avviamento e sui beni mobili vale la misura fissa. La separazione dei valori nell’atto va fatta con attenzione, perché determina la base imponibile: è compito del notaio e del commercialista, non un fai da te.

Comprare le quote: un’altra fiscalità

Comprare le quote di una società è diverso dal comprare l’azienda: la società resta la stessa, cambia il proprietario delle partecipazioni.

  • Niente imposta proporzionale di registro sul valore dell’azienda. Il trasferimento di quote di società di capitali non sconta di norma l’imposta proporzionale di registro: l’atto si registra solo in caso d’uso, in misura fissa. [DA VERIFICARE: importo esatto della misura fissa.]
  • Erediti la società con tutto ciò che contiene, compresi debiti, contenziosi e rischi che non emergono dai bilanci. Per questo la due diligence sulle quote è più profonda di quella sull’azienda.
  • Il costo fiscale della partecipazione inciderà quando un domani venderai o liquidarai la società.

La scelta tra azienda e quote non è solo fiscale: cambia garanzie, responsabilità e rapporti con dipendenti e fornitori. Il confronto completo è nella guida Cessione d’azienda, di ramo o di quote.

L’affitto d’azienda: la terza strada

Prima di comprare, esiste una terza struttura: rilevare l’azienda in affitto, con o senza riscatto finale.

L’affitto d’azienda sconta l’imposta di registro del 3% sui canoni. VERIFICATO: DPR 131/1986, tariffa. Non si paga l’imposta sul valore dell’azienda, perché l’azienda non si compra: si paga il canone.

Quando conviene. Per chi vuole provare l’attività prima di impegnare il capitale, o per chi non ha ancora il finanziamento pieno. Il riscatto si può pattuire: una parte dei canoni si imputa al prezzo finale.

Quando non conviene. Se il riscatto non è garantito per iscritto, l’acquirente rischia di pagare anni di affitto e poi perdere l’azienda. Ogni formula di riscatto va scritta nel contratto.

Attenzione a un punto spesso trascurato: nell’affitto d’azienda, i debiti sorti prima del passaggio restano in capo a chi ha concesso l’azienda in affitto, non all’affittuario. VERIFICATO: art. 2560 c.c., che disciplina la responsabilità per i debiti nella cessione e nell’affitto d’azienda. È una differenza importante rispetto all’acquisto, dove l’acquirente risponde nei limiti di legge.

Prendiamo una tabaccheria rilevata in affitto con riscatto al quinto anno. I canoni dei primi cinque anni, in tutto 60.000 euro, si detraggono dal prezzo pattuito di 180.000: al riscatto restano da pagare 120.000. L’esempio è ipotetico ma mostra il meccanismo: la struttura del pagamento è parte della trattativa quanto il prezzo.

Il confronto in tabella

VoceAcquisto aziendaAcquisto quoteAffitto d’azienda
Imposta di registroFissa (senza immobili); 9% su eventuali immobiliFissa in caso d’uso3% sui canoni
IVAEsclusaEsclusaFuori campo
Rischi ereditatiDebiti e imposte entro i limiti di leggeTutti i rischi della societàContrattuali, limitati al rapporto
Esborso inizialePrezzo pienoPrezzo pieno delle quoteSolo canoni
Ammortamento avviamentoSì, 18 anniNo (quote)Non applicabile

Le imposte fisse sono indicate senza importo: [DA VERIFICARE: importi esatti delle misure fisse alla data di pubblicazione.]

I costi fiscali negli anni successivi

L’acquisto produce effetti fiscali anche dopo la firma.

Ammortamento dell’avviamento. L’avviamento pagato si ammortizza in quote costanti su 18 anni. VERIFICATO: art. 103 del TUIR. In pratica, ogni anno si deduce un diciottesimo del costo: per un avviamento di 90.000 euro, 5.000 all’anno per 18 anni.

Beni strumentali. Attrezzature e macchinari si ammortizzano secondo i coefficienti di settore previsti dalla normativa. VERIFICATO il principio; i coefficienti specifici dipendono dalla categoria del bene.

Il costo dell’acquisto non è tutto deducibile subito: si distribuisce negli anni secondo le regole ordinarie. Questo pesa sul flusso di cassa dei primi esercizi: chi compra deve saperlo prima di fare il budget.

Prendiamo un’attività artigiana con avviamento di 45.000 euro. L’ammortamento annuale è di 2.500 per 18 anni. Non è un costo in uscita di cassa, ma riduce il reddito imponibile: va considerato nel calcolo della convenienza dell’operazione.

La stessa logica vale per i beni strumentali acquistati con l’azienda: ciascun bene si ammortizza secondo il proprio coefficiente di categoria, distribuito negli esercizi. Il piano di ammortamento si costruisce con il commercialista subito dopo la firma, perché definisce il reddito imponibile dei primi anni e quindi le imposte da accantonare.

Errori frequenti

Errori frequenti

  • Confondere l’acquisto dell’azienda con l’acquisto delle quote: costi e rischi diversi.
  • Non separare nell’atto il valore dell’immobile da quello dell’avviamento.
  • Credere che l’IVA si applichi anche alla cessione d’azienda: è esclusa.
  • Dimenticare che l’avviamento si ammortizza in 18 anni, non subito.
  • Firmare prima di aver capito chi risponde dei debiti fiscali pregressi.
  • Non coinvolgere un commercialista proprio nella struttura dell’operazione.

Domande frequenti

L’IVA si paga quando compro un’azienda?

No. La cessione d’azienda è esclusa dall’IVA (art. 2, comma 3, lettera b), DPR 633/1972). VERIFICATO. L’IVA si paga sui singoli beni comprati fuori dall’operazione.

Quanto pago di imposta di registro?

In misura fissa se l’azienda non comprende immobili. [DA VERIFICARE: importo esatto.] Se comprende immobili, sull’immobile si paga di norma il 9%. VERIFICATO.

Conviene comprare le quote invece dell’azienda?

Fiscalmente le quote evitano l’imposta proporzionale, ma comportano l’eredità di tutti i rischi della società. La scelta dipende dal caso concreto: si decide con il commercialista, prima della trattativa.

Come si ammortizza l’avviamento?

In quote costanti su 18 anni (art. 103 TUIR). VERIFICATO. Ogni anno si deduce un diciottesimo del costo sostenuto.

Chi paga l’imposta di registro: compratore o venditore?

Di norma è a carico dell’acquirente, ma la ripartizione si può pattuire. Va scritta nella lettera di intenti e nel contratto.


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Contenuto divulgativo, non costituisce consulenza legale o fiscale. Verifica sempre il tuo caso specifico con un professionista.

Riferimenti normativi e fiscali: DPR 131/1986 (imposta di registro: misura fissa per cessioni senza immobili) — [DA VERIFICARE: importo esatto della misura fissa]; DPR 131/1986 (imposta del 9% sugli immobili non prima casa) — VERIFICATO; DPR 633/1972, art. 2, comma 3, lettera b) (esclusione IVA) — VERIFICATO; art. 2556 c.c. (forma scritta) — VERIFICATO; TUIR, art. 103 (ammortamento avviamento in 18 anni) — VERIFICATO.

A cura della Redazione Approdo Cessioni

Aggiornato il · Tempo di lettura: 8 min

Contenuto divulgativo, non costituisce consulenza legale o fiscale.